Regione Lombardia mette sul piatto 96 milioni di euro per aumentare gli alloggi a canone calmierato. L’intervento punta a recuperare 2.500 abitazioni da destinare a lavoratori, famiglie, studenti e persone in difficoltà. Il riferimento è a chi ha un Isee tra 14.000 e 40.000 euro, una fascia che spesso resta fuori sia dal mercato privato sia dalle soluzioni pubbliche, e che potrà accedere ad affitti più bassi rispetto ai valori di mercato.
Il piano è stato presentato a Como, nella sede dell’Ufficio territoriale regionale, durante una tappa del tour ‘Abita in Lombardia. Qui Puoi’. Presenti l’assessore alla Casa Paolo Franco e l’assessore all’Università, Ricerca e Innovazione Alessandro Fermi. L’iniziativa sta attraversando tutte le province lombarde e serve a spiegare le misure previste, mettendo allo stesso tavolo enti pubblici e soggetti privati.
Le risorse arrivano da fondi Fesr e Fsc e saranno utilizzate per riqualificare immobili da immettere sul mercato con affitti calmierati. “C’è una parte sempre più ampia di cittadini che lavora e paga le tasse ma non riesce a permettersi una casa”, ha detto Franco, richiamando l’attenzione su una fascia intermedia che oggi non trova risposta né nel mercato né nell’edilizia residenziale pubblica.
Le risorse si articolano in tre linee di intervento. La prima, da 48 milioni di euro, è rivolta a imprese, cooperative e Comuni. La seconda, da 35 milioni, è destinata alle Aler. La terza, da 13 milioni, coinvolge enti del Terzo settore ed enti religiosi per rispondere a bisogni abitativi specifici e temporanei.
Il contributo massimo per ogni progetto arriva a 2 milioni di euro per le linee 1 e 3 e a 15 milioni per la linea 2. Gli immobili dovranno mantenere la destinazione a servizi abitativi sociali per almeno 20 anni. Gli interventi riguardano la riqualificazione edilizia necessaria a rendere disponibili alloggi e posti letto.
Le linee 1 e 2 puntano ad aumentare l’offerta abitativa utilizzando patrimonio pubblico e privato, con locazioni permanenti a canoni calmierati. La misura si rivolge a nuclei familiari, anche monopersonali, che non riescono ad accedere al mercato privato ma non rientrano nei requisiti dei Servizi abitativi pubblici.
La linea 3 introduce soluzioni più flessibili, con alloggi temporanei destinati a categorie specifiche: studenti, lavoratori con contratti a termine, persone in situazione di fragilità, donne vittime di violenza, genitori separati e familiari di pazienti ricoverati. Gli interventi saranno realizzati su immobili di proprietà o nella disponibilità degli enti coinvolti.
Il nuovo stanziamento si aggiunge a un precedente bando da 18,5 milioni di euro attivato nel 2024, che ha reso disponibili circa 450 abitazioni a canone calmierato. Regione Lombardia punta a rafforzare un modello basato sulla collaborazione tra istituzioni, operatori economici e Terzo settore, definito ‘Alleanza per la Casa’.
A Como, il tema si lega anche alla pressione del turismo sul mercato immobiliare. “L’aumento dei prezzi degli affitti rende difficile trovare casa per molti residenti”, ha osservato Fermi, evidenziando il rischio di esclusione per giovani, famiglie e lavoratori dei servizi essenziali. L’housing sociale viene indicato come uno strumento per mantenere equilibrio tra sviluppo economico e diritto all’abitare.
Informazioni utili sul piano
Il piano di housing sociale è finanziato con fondi europei Fesr e nazionali Fsc e rientra nella ‘Missione Lombardia’ dedicata alle politiche abitative.
I destinatari finali sono cittadini con reddito medio e medio-basso, esclusi sia dal mercato privato sia dalle graduatorie dell’edilizia pubblica.
Domande frequenti
- Chi può accedere agli alloggi? Persone e famiglie con Isee tra 14.000 e 40.000 euro, oltre a categorie specifiche come studenti e soggetti fragili.
- Che tipo di affitto è previsto? Canoni calmierati, inferiori ai prezzi di mercato, con vincoli di destinazione di almeno 20 anni.