Heineken Jammin’ Festival 2007 UN DECENNALE RICCO DI MUSICA E INTRATTENIMENTO on Ladysilvia & Rockitalia
Iniziata il 14 giugno, con 25.000 presenze, la decima edizione dell’ Heineken Jammin’ Festival (promosso da Heineken Italia, organizzato e prodotto da Milano Concerti) al Parco San Giuliano di Venezia prosegue domani con un doppio importante appuntamento. Gli SMASHING PUMPKINS, a 9 anni dal loro ultimo concerto nel nostro Paese e a 7 anni dal loro scioglimento, consumeranno la loro prima esibizione nel nostro Paese dopo la reunion avvenuta pochi mesi fa, mentre gli AEROSMITH chiuderanno la seconda serata del Festival, tornando in Italia dopo 7 anni di assenza.
Per la band capitanata da Billy Corgan e per quella capitanata da Steve Tyler si tratta delle uniche date in Italia nel 2007.
L’Heineken Jammin’ Festival chiuderà la sua decima edizione, domenica 17 giugno, con VASCO ROSSI come headliner.
L’area del Second Stage (il secondo palco di Heineken Jammin’ Festival) ospiterà oltre ai concerti dei giovani vincitori dell’heineken jammin’ festival contest, anche altri concerti tra i quali l’esclusivo appuntamento live dei FINLEY che presenteranno a Venezia il loro nuovo album.
L’HEINEKEN JAMMIN’ FESTIVAL non è solo uno dei più grandi raduni pop-rock europei ma anche uno dei più importanti Festival per ricchezza di attività collaterali.
Infatti, oltre a quello che musicalmente succederà sul Main e sul Second stage, grazie al Green Village non mancherà l’intrattenimento per il pubblico: dallo Sport Village all’Area Beach, dall’Area Relax all’Area Community, dall’Area Job in the Music all’Heineken Store.
L’intera area del Parco San Giuliano, in occasione dell’evento, sarà interamente recintata da barriere alte circa 3 metri che consentiranno al pubblico di accedere all’area solo dagli ingressi dedicati. Inoltre, per l’intera durata del Festival, l’organizzazione, per garantire al pubblico di vivere l’esperienza di Heineken Jammin’ Festival rispettando l’ambiente circostante, ha previsto la raccolta differenziata dei rifiuti dedicando a questa attività personale specifico.
AEROSMITH: E’ da più di trent’anni che gli Aerosmith sono il simbolo del Rock and Roll americano. Basta fare una piccola carrellata della loro strabiliante carriera per rendersi conto di ciò: più di 100 milioni di dischi venduti, innumerevoli premi (Grammy, American Music Awards, Billboard Awards, Mtv Awards) ed una base incrollabile di milioni di fan in giro per il mondo. La band si è rimessa in moto, con immutata vitalità e creatività , per promuovere dal vivo con un tour mondiale il venticinquesimo album della sua storia, Honkin’ On Hobo, e sono ancora sinonimo di grande successo nel mondo della musica. Ne hanno passate di tutti i colori, hanno zittito chi non avrebbe scommesso un centesimo su di loro e sono ancora in pista alla grande.
Tutto è successo, quasi per caso, nel 1969, a Sunapee, nel New Hampshire.
Steven Tyler, batterista, cantante e leader di una band di New York chiamata Chain Reaction, era capitato in un locale chiamato The Barn, per vedere all’opera la Jam Band, con Joe Perry alla chitarra e il bassista Tom Hamilton. Steven fu conquistato. “C’era una tale energia. Sembrava che Joe Perry fosse lui stesso la chitarra elettrica. Se io fossi riuscito a mettere insieme quella energia con qualcosa che ho ereditato da mio padre, l’influenza classica, potevamo fare qualcosa di buono.” L’anno successivo i tre suonavano assieme. Hanno coinvolto un vecchio amico di Steve, il batterista Joey Kramer e hanno battezzato la band Aerosmith. Rimaneva però un ruolo chiave vacante. Brad Whitford era un talentuoso giovane chitarrista di Boston e sembrava la persona giusta per completare il gruppo. “La prima volta che ho suonato con Brad mi è sembrato che filasse tutto liscio. ”DicePerry. “C’era la giusta alchimia”.
Brad è salito a bordo e con il leggendario quintetto ormai al completo la band ha cominciato a farsi un nome grazie a concerti incandescenti e ad un comportamento poco oxfordiano. Il gruppo, che condivideva un appartamento al numero 1325 di Commonwealth Avenue a Boston, viveva e respirava la propria musica. Erano tempi in cui le uniche certezze nella vita erano le minacce di sfratto e il desiderio di conquistare il mondo con la musica. Sembrava solo questione di tempo.
Il momento giusto è arrivato nel 1972 a New York, la sera che la band ha suonato nel leggendario Max's Kansas City Club. Tra il pubblico quella sera c’era il famoso dirigente discografico Clive Davis, che rimase tanto colpito dalla performance degli Aerosmith che li prese per la Columbia immediatamente. Ricorda Tyler, “dopo lo show Clive Davis mi ha preso sotto braccio, mi ha stretto un po’ e ha detto (come immortalato nella canzone degli Aerosmith “No Surprize”), ’Steven sarai una stella”. Ben presto uscì l’album Aerosmith e così è cominciata la leggenda. Per i successivi due anni sono stati incessantemente in tour fermandosi solo per registrare il secondo album, Get Your Wings, che divenne disco d’oro. Sembrava che niente potesse fermare gli Aerosmith.
Il 1975 ha visto la band alle prese con Toys In the Attic, una delle pietre miliari della loro produzione. Joe Perry: “Quando abbiamo iniziato a lavorare a Toys In the Attic, avevamo fiducia nelle nostre capacità grazie soprattutto all’esperienza fatta in tour.” Toys è stato l’album che ha definitivamente consacrato gli Aerosmith nell’olimpo del rock e ha venduto milioni di copie; Tom Hamilton: “Sapevamo che questo disco avrebbe lanciato la band in orbita. E’ stato un periodo incredibile”. Il momento d’oro è proseguito nel 1976 con la pubblicazione di Rocks. I successi seguivano i successi: "Last Child", "Sweet Emotion", "Back in the Saddle", "Walk This Way", oltre a “Dream On”, un gioiello ripubblicato dopo che era passato relativamente inosservato nel primo disco. Continuava anche l’incredibile successo dei loro tour che ha avuto dei momenti epici come il concerto al Texxas Jam davanti a 80.000 persone o quello davanti a 350.000 persone al famoso CAL Jam del 1978. La fama degli Aerosmith come una delle band più eccitanti dal vivo del decennio è stata raggiunta grazie solo al passaparola, un fatto che fu duro da digerire da parte dei programmatori radio e dalla stampa, che in qualche modo si erano fatti cogliere in contropiede dal fenomeno Aerosmith.
Non passò molto tempo però che cominciò a farsi sentire il peso del successo. Il fuoco che aveva dato vita al fenomeno Aerosmith stava bruciando all’interno della band. “Eravamo dei tossici che si dilettavano con la musica, piuttosto che dei musicisti che si dilettavano con la droga”, ricorda Joe Perry. Sul finire degli anni settanta un paio di album meno incisivi dei precedenti (Draw the Line del ’77 e Night In the Ruts del ’79), concerti cancellati e subbugli all’interno del gruppo, davano la misura del periodo di difficoltà . Dopo uno scontro in un camerino nel luglio del 1979, Joe Perry annuncia la sua uscita dagli Aerosmith per formare The Joe Perry Project. Brad Whitford fa la stessa mossa poco dopo e forma Whitford-St.Holmes. I 3 superstiti diedero alle stampe, con due nuovi chitarristi, Rock In a Hard Place (1982), ma la magia era svanita. Joey Kramer: “Qualcuno avrebbe dovuto prenderci a schiaffi allora. Ma eravamo una delle più importanti rock band al mondo. Nessuno poteva dirci niente”. All’inizio degli anni ottanta gli Aerosmith erano sull’orlo della fine, ma non nei cuori della gente.
Brad Whitford: “Venivano tutti da me a chiedermi ’quando è che vi rimettete insieme?’ E io rispondevo che si poteva fare se Steven e Joe avessero seppellito l’ascia di guerra”. In effetti il ghiaccio cominciò a sciogliersi e nel 1984 Perry e Whitford sono ritornati nella band e gli Aerosmith sono tornati in pista con il Back in the Saddle Tour. “Avevamo in un certo senso fatto la strada noi”, dice Tyler. “Perchè allora non tirare fuori le macchine e percorrerla di nuovo a tutta velocità ?” Nel 1985 firmano un nuovo contratto discografico con la Geffen Records e pubblicano Done With Mirrors, ma le cose hanno cominciato a (ri)funzionare nel 1986 con una collaborazione piuttosto imprevedibile. Su suggerimento di Rick Rubin della Def Jam, gli Aerosmtih e Run DMC, uno dei più importanti gruppi di hip-hop, si sono uniti per riproporre il classico degli Aerosmith “Walk This Way”. L’esperimento fu un successo, dando vita ad un singolo e un video che sono passati alla storia e che hanno rilanciato definitivamente gli Aerosmith. La canzone, con il suo ritmo a metà tra il rock e il rap e con il suo testo così “ritmico”, è diventato il simbolo e la pietra di paragone della fusion tra i due generi. L’esperimento su una canzone del gruppo è stato riproposto ultimamente da Eminem e Dr.Dre con“Dream On”nel loro pezzo“Sing For The Moment”.
Il successo di “Walk This Way” diede nuova spinta alla band e riaccese gli entusiasmi. Nel 1987 pubblicano “Permanent Vacation”. Ed è solo il primo passo verso una nuova strada lastricata di successo e fama. Grande importanza viene data anche ai video che sono “caldi” come le canzoni, basti citare “Dude Looks Like a Lady”, “Angel” e “Rag Doll”. Nel 1989 hanno pubblicato Pump, un altro disco che ha avuto successo stellare con hit come “Love in an Elevator”,“Janie’s Gota Gun”,“The Other Side” e “What it Takes”.
Dimostrando che non è solo questione di “sesso, droga e rock and roll”, gli Aerosmith si sono dedicati anche ad altro. Nel 1992 si sono battuti, facendo appello al primo emendamento americano sulla libertà di parola, raccogliendo fondi per una mostra sessualmente esplicita al List Visual Arts Center del MIT, il cui sostegno da parte del governo federale era stato sospeso. Quello stesso anno la band ha partecipato alle campagne Rock the Vote di MTV, tra le quali quella per incoraggiare il voto dei giovani americani per le elezione presidenziali del 1992.
Il primo lavoro discografico degli anni novanta degli Aerosmith è stato Get a Grip (13 milioni di copie vendute), ricco, anch’esso, di radio hits: "Livin' on the Edge", "Cryin", "Eat the Rich", "Crazy," "Amazing”. Nel 1997 è uscito “Nine Lives” che ha debuttato al n.1 della classifica di Billboard, con i singoli “Pink” e “Falling in Love is Hard on the Knees". La “seconda vita” degli Aerosmith si è dimostrata ancora più ricca di successi della prima. Hanno fatto tour da tutto esaurito non solo in Nord America, ma anche in Giappone, Australia, Sud America e Israele, hanno chiuso il decennio con una novità per loro, un numero uno con un singolo, “I Don’t Want to Miss a Thing”, dalla colonna sonora di Armageddon e sono entrati nel nuovo millennio con “Just Push Play”: il primo album da studio degli Aerosmith dopo il grande successo da multiplatino del 1997 di Nine Lives, nonchè il primo disco del gruppo ad essere prodotto dai due leader Steven Tyler e Joe Perry (insieme a Mark Hudson e Marti Frederiksen). Il disco, pieno delle indimenticabili melodie e dei riff rock che sono il marchio di fabbrica degli Aerosmith, conteneva anche il singolo hit "Jaded".
Nel 2001 la band è stata introdotta nella Rock & Roll Hall of Fame, con il “corredo” di 2 Peoplès Choice Awards, 6 Billboard Music Awards, 8 American Music Awards, 23 Boston Music Awards, 12 MTV Video Awards, 4 Grammys e una nomination agli Oscar per “I Don’t Wanna Miss a Thing”, oltre ad essere scelta come una delle migliori rock band dalle riviste Rolling Stone e Hit Parader. Sono stati la prima rock band ha essere nominata MTV Icons.
Nel 2005 è uscito “Rockin The Joint”, una strepitosa raccolta che racchiude le performance live per le quali la più acclamata rock 'n' roll band americana dà sul palco il meglio di sè. Registrato nel gennaio 2002 in occasione di una serata per pochi intimi presso il The Joint all’Hard Rock Hotel di Las Vegas, propone la band nell’esecuzione di inedite versioni live che coinvolgono, sia brani tratti dagli album degli esordi, sia recenti successi.
Lo scorso ottobre 2006 è stato pubblicato “Devil’s Got A New Disguise: The Very Best Of Aerosmith”, una raccolta che contiene 16 dei maggiori successi degli Aerosmith e 2 canzoni inedite: “Devil’s Got A New Disguise” e “Sedona Sunrise”, entrambe composte da Steven Tyler e Joe Perry e registrate nel giugno 2006.
La Redazione
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