LUBJAN: SHOWCASE domani, venerdì 3 marzo 2006

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LUBJAN " 1 (OneUno) - (Faier Entertainment/Venus Dischi Srl)

“Voglio trasgredire le regole tacite/ Ma sono confusa e timida/ E’ Esitazione, l’unica cosa che fa vivere”. Così si presenta Lubjan, giovane cantautrice al suo esordio discografico per l’altrettanto debuttante Faier Entertainment. Ma “confusa e timida”, l’affascinante artista dalla voce cristallina e intensa, non pare proprio, se si ascolta tutto d’un fiato la raccolta delle dieci canzoni che ci presenta, otto delle quali scritte di suo pugno, per un album semplicemente intitolato “1”. Canzoni che si alzano in volo leggere e insinuanti, pur indagando profondamente nell’inquietudine esistenziale di una giovane donna del duemila.

In “1 (OneUno)” sono diverse le cose che riconducono all’idea di semplicità . Per esempio: per due anni la ragazza ha lavorato a stretto contatto creativo assieme ai produttori, Davey Ray Moor e Paolo P.Lion Pelandi, che di canzoni se ne intendono. Coordinati dall’occhio attento della nuova entità discografica che l’ha allevata e indirizzata verso l’espressione migliore del proprio talento, Lubjan ha usato lo studio di registrazione come ambiente creativo, mentre decine di concerti dal vivo l’hanno vista conquistare conensi sempre più importanti, conclusi in estate con alcune date in apertura alla sua scopritrice, Cristina Donà .

Così, lasciando sbocciare le canzoni sul palco, si è svelata la chiave del successo artistico di quest’album; e tra le cover che Lubjan propone, alla fine ha scelto di inciderne due (una terza è sulla limited edition dell’EP acustico venduto in tour, “Hiatus Hernia”): “Just An Illusion”, canzone alla quale è particolarmente legata a causa di vicende personalissime (no, non quelle di un amore deluso”¦), che tornano nella toccante e conclusiva “September 94”. “Eve of War” è un piccolo capolavoro “pescato” dall’album solista del produttore ed ex-mente dei Cousteau, Moor: una meravigliosa canzone che indaga i moti dell’anima alla vigilia della guerra e che Lubjan ha chiesto a Cristina Donà di impreziosire con la propria inconfondibile voce.

Inserite nella struttura di un’opera fatta di “semplici” canzoni pop, le cover sono un tributo alla canzone nella sua forma più antica, la melodia che incontra l’orecchio che ascolta e che ne ricorda l’armonia, lo spazio, la luce. Lubjan scrive piccoli classici con apparente facilità e in “1” ce ne sono: “What Is Past Can Hurt No More” potrebbe portare a indifferenti soddisfazioni. Le strutture essenziali, seguono rotte sempre complete: la dolce aggressività di “I Lose My Way”, l’emozionante “Instability”, l’apertura schioccante di “Saràs Song”, la gioia di “Hesitation”, sono arricchite da testi che esplorano il lato incerto della vita, e redente da melodie indimenticabili, dal tracciato certo.

Pulsa un’anima femminile e intrigante, ingenua e misteriosa in queste canzoni del capitolo uno di Lubjan. Moor e Pelandi hanno lavorato velocemente alle registrazioni: cosa insolita per un album pop, ma per consolidare la forza intrinseca di una voce destinata a lasciare il segno, si è scelto un approccio diretto, senza fuochi d’artificio e trovate da suonerie di cellulari che invadono oggi le produzioni pop: Lubjan non vuole stupire, Lubjan scrive e canta per compiere la propria missione attraverso un talento cristallino: darci canzoni da cantare, storie da raccontare.

Con l’eccellente ed efficace sezione ritmica dei Mambassa (Sal e Naxo), l’ottima chitarra elettrica di Lorenzo Corti (uno dei migliori creativi in circolazione, aka Musical Buzzino e già nella band di Cristina Donà ), i contributi di Christian Pescosta (Fender Rhodes e clavinet) e Leo D’Angilla (percussioni), si è lavorato sulla spontaneità espressiva, senza penalizzare la finezza stilistica e la resa sonica.

Non è facile, essere semplici. Lubjan ci è riuscita. “1 (OneUno)” è solo l’inizio.